Posa delle pietre d’inciampo a Cagliari e a Sassari in memoria di Mario Giovanni Pani, Dino Col e di Giovannico Biddau
9 e 10 marzo 2026
Cagliari
Lunedì 9 marzo a Cagliari alle ore 10, nell’aula magna del Liceo “Siotto Pintor”, in viale Trento, 103, si terrà la cerimonia aperta al pubblico per la posa della pietra d’inciampo in memoria di Mario Giovanni Pani, vittima della deportazione nazifascista, nato in città nel 1923. All’evento prenderanno parte il sindaco, Massimo Zedda, la nipote del deportato, Daniela Pani, i responsabili delle associazioni antifasciste promotrici, Alberto Bocchetta (Anppia), Walter Falgio (Issasco), Carmen Meloni (Aned Milano) e Lidia Roversi (Anpi), il dirigente del Liceo “Siotto Pintor”, Aldo Pillittu. Seguirà la posa della pietra – la prima volta nella città di Cagliari – in viale Sant’Avendrace 112, nell’area dove sorgeva l’abitazione di Pani oggi non più esistente.
Presentazione del libro. Il pomeriggio dello stesso giorno alle ore 16, nell’aula consiliare del Palazzo civico in via Roma, le iniziative per la posa della pietra d’inciampo proseguiranno con la prima presentazione pubblica del volume Storie di deportazione femminile, (Anppia, 2025, a cura di Alberto Bocchetta) dove si riportano alla luce vicende biografiche di donne perseguitate dal nazifascismo, con particolare attenzione al “Trasporto 91” diretto a Ravensbrück nell’ottobre del 1944. Dopo i saluti del presidente del Consiglio comunale, Marco Benucci, interverranno la presidente della Commissione consiliare Pari opportunità, Chiara Cocco e gli autori del libro Bocchetta, Meloni, Pani e Falgio. Coordina la consigliera e docente, Laura Stochino.

Il deportato Pani. Mario Giovanni Pani nasce a Cagliari il 9 marzo 1923. Nel gennaio 1942 è arruolato per la ferma di 28 mesi dal Consiglio di Leva Marittima e nel maggio del 1943 è destinato a La Spezia, nel Deposito della Regia Marina. Dopo l’8 settembre diventa uno dei tanti militari “sbandati” nascosti nelle campagne liguri per sfuggire alla cattura da parte dei fascisti e dei nazisti. Grazie alla protezione offerta da un gruppo di partigiani sardi, tra cui il pretore di Sampierdarena Dino Col (per il quale martedì 10 sarà posata la pietra d’inciampo a Sassari insieme a quella per Giovannico Biddau), riesce a stabilirsi a Genova dove sarà arrestato nel luglio del 1944.
Flossenbürg. Il 17 agosto fa parte di un gruppo di detenuti trasferiti nel campo di transito di Bolzano. Insieme allo stesso Col e ad altri sardi (i marinai cagliaritani Pietro Zuddas e Vincenzo Barbera) vi resterà fino al 5 settembre 1944, giorno in cui tutti saranno inclusi nel cosiddetto “Trasporto 81”, composto da 432 deportati politici italiani destinati al campo di concentramento nazista di Flossenbürg. Ci arriveranno dopo due giorni di viaggio, stretti in un vagone destinato al trasporto del bestiame. Pani sarà registrato con il numero di matricola 21735 e dovrà indossare il triangolo rosso.
Hersbruck e Bergen Belsen. In base alle ricerche condotte da Alberto Bocchetta e pubblicate sul libro I sardi del Trasporto 81, si apprende che Pani, dopo un periodo di quarantena, il 30 settembre 1944 è trasferito nel terribile sottocampo di Hersbruck. Qui, in condizioni di vita inumane, costretto a scavare gallerie per nascondere un impianto bellico, il cagliaritano crolla e l’8 marzo 1945 è inviato nel campo di concentramento per malati terminali di Bergen Belsen. Lasciato senza cure, al freddo, denutrito, in condizioni igieniche orrende, morirà in pochi giorni di stenti a 22 anni appena compiuti. Bergen Belsen sarà liberato dagli Inglesi poco dopo, il 15 aprile 1945. È il lager dove nel mese di febbraio dello stesso anno trovarono la morte anche Anna Frank e sua sorella Margot.
Sassari
Pietra d’inciampo. Martedì 10 marzo alle ore 10 al Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, in viale Italia 39/A, si terrà la cerimonia aperta al pubblico per la posa delle pietre d’inciampo in memoria di Dino Col (1904-1944) e di Giovannico Biddau (1896-1945), vittime della deportazione nazifascista. All’evento prenderanno parte il sindaco, Giuseppe Mascia, i responsabili delle associazioni antifasciste promotrici, Alberto Bocchetta (Anppia), Antonello Lullia (Issasco), Carmen Meloni (Aned Milano) e Thomas Arras (Anpi). Saranno presenti i familiari dei deportati. Seguirà la posa delle pietre davanti al Liceo Classico “Azuni”, in via Rolando, 4, ore 11, scuola dove entrambi i deportati hanno studiato.
Dino Col. Nasce a Sassari il 14 luglio 1904 in via La Cona 11 da Rafaele, impiegato, e da Giovanna Angela Motzo. Il padre, originario di Alghero, è figlio di Agostino, negoziante diventato poi usciere giudiziario. Laureato in Giurisprudenza a Cagliari con il massimo dei voti, nel 1928 Dino Col è vice Pretore mandamentale a Sassari e a Iglesias (1929). Diventerà Pretore di Sampierdarena nel 1936. Dopo l’armistizio dell’8 settembre aderirà ai Volontari Armati Italiani e sarà partigiano nelle formazioni autonome nella Sesta zona operativa. Col è arrestato nel palazzo di Giustizia di Genova il 27 giugno 1944. È quindi condotto alla Casa dello Studente e poi nella IV Sezione del carcere di Marassi che era sotto la giurisdizione delle SS.
La deportazione. Dopo il passaggio dal campo di transito di Bolzano, Col è registrato a Flossenbürg con il numero di matricola 21659. Viene quindi caricato su un convoglio considerato top-secret, partito alla mezzanotte tra il 22 e il 23 novembre 1944 con 400 deportati di varie nazionalità, destinazione il sottocampo di Leitmeritz (l’attuale Litoměřice in Repubblica Ceca) dove era stata costruita una fabbrica sotterranea di motori per carro armato della ditta Elsabe AG, società di copertura della Auto Union. Nella lista dei 400, Col è al numero 47 ed è classificato come hilfsarbeiter (manovale).
L’incidente e la morte. Il convoglio si scontra con un treno merci vicino a Wiesau, nell’Alto Palatinato, pochi minuti dopo la partenza. L’incidente è descritto in sette rapporti rinvenuti nel 1995 nell’edificio in disuso della stazione locale. Alcuni vagoni deragliano, altri quattro prendono fuoco per la presenza di stufe sui pavimenti ricoperti di paglia. Essendo stati chiusi dall’esterno, intrappolano i deportati che muoiono carbonizzati. I servizi di emergenza recuperano 57 cadaveri (52 deportati, 4 SS e il fuochista del treno) e 80 feriti gravi (14 SS della scorta e 66 deportati). Esiste un elenco dei 92 feriti riportati il 23 novembre 1944 all’infermeria di Flossenbürg. Dino Col è il numero 24. Morirà nel campo di concentramento il 31 dicembre 1944. Al magistrato sono state intitolate vie cittadine a Genova e a Sassari.
Giovannico Biddau. Nasce a Ploaghe il 7 aprile 1896. È stato un ufficiale veterano della Prima guerra mondiale, deportato e morto nel campo di concentramento di Flossenbürg durante la Seconda guerra mondiale il 4 aprile 1945, dopo aver comandato un reggimento della 15a Divisione fanteria “Bergamo” con presidio a Dernis (in croato, Drniš) nella regione di Sebenico e Tenin in Croazia. È stato decorato con due medaglie di bronzo e una d’argento alla memoria al valor militare.
Flossenbürg. Dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943 è catturato dai tedeschi, condotto il 7 ottobre 1943 a Sarajevo e successivamente trasferito all’Oflag (campo ufficiali) di Wietzendorf, in Bassa Sassonia, dove giunge il 14 ottobre 1943. Un rapporto del 22 giugno 1945 riporta che il colonnello Biddau è stato ritenuto responsabile di un’azione antigermanica svolta all’atto della cattura e per tale motivo è trasferito a Flossenbürg, dove giunge il 18 agosto 1944 ed è immatricolato con il triangolo rosso ed il numero 17380.
Testimonianza sulla morte. Questa è parte di una testimonianza del generale Gaetano Cantaluppi deportato a Flossenbürg il 23 gennaio 1945 (numero di matricola 43575): «Il colonnello Biddau, deportato politico per aver resistito ai tedeschi in Grecia, morì il 4 aprile nel cortile maggiore del campo. Esausto per una colite intermittente che all’infermeria non gli curarono dopo averlo canagliescamente maltrattato, fu dimesso come guarito. Il male aveva invece raggiunto una tale gravità che le poche possibilità di cura offertegli dagli amici e consistenti in qualche disinfettante intestinale, non bastavano per lenirlo. Perdute le forze, perduta la volontà di vivere, s’afflosciò come un cencio, lui così forte […] e morì sotto un albero in un pomeriggio gelido e ventoso…». Giovannico Biddau è ricordato da un cippo posto sul Colle di San Giusto a Trieste e da una lapide nel cimitero di Sassari
Stolpersteine
Le pietre d’inciampo (in tedesco Stolpersteine) sono un’iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig avviata nel 1992 volta a depositare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa delle vittime della deportazione nei campi di sterminio nazisti. La proposta, realizzata in diversi Paesi, consiste nell’incorporare, nel selciato stradale delle città, dei blocchi in pietra ricoperti da una piastra di ottone posta sulla faccia superiore con i dati biografici della vittima, la data della deportazione, il luogo e la data di morte.
In Sardegna
Fino al 2024 erano state posate in Sardegna le pietre d’inciampo nei Comuni di Sestu (Pietro Meloni), Sassari (Zaira Coen Righi), di San Vero Milis (Cosimo Orrù) e di Burcei (Isidoro Frigau). Nel 2025 il 27 gennaio è stata posata la quinta Pietra a Iglesias in memoria del deportato Franco Cristiani e il 24 aprile a Suelli (Giovanni Pitzalis). Il 27 gennaio appena trascorso la settima a Escalaplano per ricordare Luigi Murgia. Iniziative rese possibili anche grazie alle ricerche promosse dall’Anppia Sardegna e dall’Issasco sui 15 deportati sardi del richiamato “Trasporto 81”. L’obiettivo è quello di celebrare tutti gli altri deportati sardi nei loro Comuni di nascita.
Si ringrazia il Comune di Cagliari e il Comune di Sassari, i licei “Siotto Pintor” di Cagliari e “Azuni” di Sassari
Galleria fotografica
Cagliari: pietra d’inciampo in memoria di Mario Giovanni Pani
Aula magna Liceo “Siotto” con il dirigente scolastico Aldo Pillittu. Presiede la consigliera comunale e responsabile della diddattica Issasco, Laura Stochino

Aula magna Liceo “Siotto”: interviene Laura Stochino

Aula magna Liceo “Siotto”, il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda accanto a Laura Stochino

Aula magna Liceo “Siotto”, il presidente dell’Issasco, Walter Falgio

Aula magna Liceo “Siotto”, il presidente dell’Anppia Sardegna, Alberto Bocchetta

Aula magna Liceo “Siotto”: la grande partecipazione della scuola e della cittadinanza

Posa della pietra in viale Sant’Avendrace, 112: studentesse leggono il profilo biografico di Pani

Posa della pietra in viale Sant’Avendrace, 112: la nipote di Mario Pani, Daniela Pani

Aula del Consiglio comunale: presentazione del libro, Storie di deportazione femminile. Il saluto del presidente Marco Benucci
Aula del Consiglio comunale: presentazione del libro, Storie di deportazione femminile. La presidente della Commissione Parità, Chiara Cocco

Aula del Consiglio comunale: presentazione del libro, Storie di deportazione femminile.

Aula del Consiglio comunale: presentazione del libro, Storie di deportazione femminile. La letterata, Giuliana Adamo

Sassari, pietra d’inciampo in memoria di Giovannico Biddau
Pietra d’inciampo in memoria di Dino Col
Celebrazione all’Aula “Segni” del Dipartimento di Agraria dell’Università

Liceo “Azuni”: la vice presidente dell’Aned Milano, Carmen Meloni, pronuncia il suo intervento. Da sinistra, il sindaco di Sassari Giuseppe Mascia e il dirigente dell’Issasco Antonello Lullia con le studentesse e gli studenti della scuola

Liceo “Azuni”: studentessa legge una testimonianza accanto al dirigente scolastico Antonio Gavino Deroma




