Il canto delle cicale di Marcella Piccinini

Prima proiezione del documentario a Cagliari

 

Giovedì 28 maggio alle ore 19 al Cinema Odissea è stato proiettato per la prima volta a Cagliari il documentario di Marcella Piccinini “Il canto delle cicale” (Ita/Tur – 2022 – 67′).

Hanno partecipato alla serata Antonello Zanda (Cineteca Sarda-Società Umanitaria) e Gisella Trincas (Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale) con il coordinamento di Laura Stochino (Issasco). La regista Marcella Piccinini ha dialogato con gli ospiti.

Il canto delle cicale tiene vivo e rafforza il confronto e l’amicizia con Marcella Piccinini. Un rapporto anche con la Sardegna che come sappiamo è radicato. O meglio – per usare una metafora amata che richiama la figura di Joyce Lussu – un rapporto che rappresenta un innesto nel tronco della comunità.

Il canto delle cicale è anche un atto di resistenza e d’amore. La resistenza che mettiamo in gioco quotidianamente nelle nostre case e che nel documentario sfocia nel dissenso e nel rifiuto verso la disumanizzazione. L’amore per la madre espresso con la poesia e il suono della natura sempre immersi nella confortante quotidianità, nella relazione e nella memoria. La regista trasmette sentimenti, sensazioni, paure e speranze attraverso la parola e l’intensità dei legami nel tempo connettendo immagini d’archivio con i messaggi familiari e d’amicizia che si inseguono nel dispiegarsi della giornata.

Il canto delle cicale, con la voce di Marcella, si oppone al conformismo e all’indifferenza. Rompe il silenzio dell’omologazione nell’epoca in cui il potere – non solo politico – spesso non vieta esplicitamente ma assorbe, banalizza e neutralizza ciò che appare dissonante. Ecco perché la forma di comunicazione del dissenso, soprattutto quando esprime il punto di vista radicale, è decisiva.

Il canto delle cicale scuote e percuote le coscienze e sbalordisce nel contempo in una costante ricerca del senso di “appropriatezza” del nostro vivere e delle nostre parole con e per l’altro.

(Con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna)

Dalle note di regia

«Questa è una delle tante storie di lotta, la storia del filo che unisce nonostante tutto le persone. Indissolubilmente.
Un esempio, che parla silenziosamente anche di tutte le altre.

Non avrei mai pensato di scrivere in prima persona e di avere il forte bisogno di raccontare con la mia voce.
Con questo lavoro ho scoperto la mia voce, mi sono ascoltata. Mi sono accorta che non l’avevo mai fatto.
Paolo Petrosino mi ha aiutato ad incanalarla, a toglierle le spigolosità. A lasciarla andare.
Da un anno esatto lavoro tutti i giorni al film, eppure non sono mai stata così veloce nel realizzare un mio lavoro.

Questo è un film molto importante per me: sono gli ultimi giorni in cui mia mamma ha vissuto su questa terra.

È importante anche perché è stato realizzato insieme alle persone che mi sono state accanto umanamente e professionalmente».

«Non è la storia delle RSA, non è la storia dei vecchi, dei disabili, o delle persone sfiorite. Perché quelle sono definizioni superficiali. E non ci saranno mai persone che, solo perché hanno due gambe e due braccia, saranno più felici, o più profonde. Questa è una delle poche certezze che mi sono rimaste. Ci saranno invece sempre storie da rispettare e raccontare, cogliendone il valore, e da non dimenticare».